Nel mio atelier, conservo gelosamente due quaderni: uno acquistato durante un corso di acquerello in Toscana, l'altro portato da un viaggio iniziatico a Kyoto. Entrambi portano tracce di acqua, pigmenti, gesti sospesi. Tuttavia, sfogliandoli, si rivelano due filosofie del movimento e della luce. Il lavis europeo e il tarashikomi giapponese usano acqua e inchiostro, ma raccontano storie radicalmente diverse. Uno scolpisce la forma per sottrazione, l'altro celebra l'incidente come una grazia.
Ecco cosa questa differenza porta al vostro sguardo sull'arte murale: una comprensione profonda delle tecniche antiche, un vocabolario estetico per scegliere le vostre opere, e l'ispirazione per trasformare il vostro interno con intenzione.
Forse avete già provato questa frustrazione di fronte a un acquerello astratto: impossibile dire se questa sfumatura vaporosa deriva da una tecnica padroneggiata o da un fortunato caso. Esitate tra diversi quadri senza capire cosa faccia vibrare il vostro occhio in modo diverso. Questa incertezza vi blocca nelle scelte decorative, lasciandovi con l'impressione di perdere qualcosa di essenziale.
Buone notizie: capire la differenza tra lavis e tarashikomi non richiede competenze tecniche. Solo uno sguardo attento e alcune chiavi di lettura che condividerò con voi. Alla fine di questo articolo, saprete esattamente quale energia ogni tecnica infonde a uno spazio, e come adattarla al vostro universo.
Il lavis europeo: scolpire la luce attraverso la trasparenza
Il lavis ha radici nell'Italia del Rinascimento. Maestri come Rembrandt o Claude Lorrain lo usavano per schizzare le loro composizioni prima di dipingere ad olio. La tecnica si basa su un principio di diluizione progressiva: si parte da un pigmento diluito in molta acqua per le zone chiare, poi si concentra gradualmente l'inchiostro o l'acquerello per le ombre.
Ciò che caratterizza il lavis europeo è la sua intenzione architettonica. Si costruisce il volume, si modellano le forme, si guida l'occhio verso un punto focale. Ogni strato si asciuga prima di applicarne uno successivo. È un approccio di controllo e pianificazione: l'artista sa dove vuole arrivare, anticipa i valori, calcola le transizioni.
In un interno contemporaneo, le opere a lavis portano un'eleganza strutturata. Dialogano meravigliosamente con l'architettura minimalista, le linee pulite, gli spazi già dominati da un certo ordine visivo. Un paesaggio a lavis in un ingresso, ad esempio, crea una profondità spaziale immediata, come una finestra aperta su un altro mondo controllato.
Tarashikomi: l'arte giapponese dell'imprevisto orchestrato
Attraversiamo ora l'Eurasia per raggiungere gli atelier di Kyoto nel XVII secolo. Il tarashikomi, letteralmente «versare e lasciar accumulare», emerge durante l'epoca Edo. Contrariamente al lavis, questa tecnica celebra il movimento spontaneo dell'acqua sulla carta ancora umida.
In concreto? L'artista applica un primo strato di pigmento. Senza aspettare che si asciughi, ne deposita un secondo, più concentrato o diverso. Le due sostanze si incontrano, si respingono, si fondono secondo le leggi della capillarità. Appaiono aloni organici, bordure inattese, sfumature che nemmeno il pittore può prevedere del tutto.
Questa tecnica incarna una filosofia zen: l'artista crea le condizioni, ma accetta che il risultato sfugga parzialmente al suo controllo. È l'estetica del wabi-sabi, questa bellezza imperfetta, effimera, modesta. Sotatsu e Korin, maestri dell'école Rinpa, hanno portato il tarashikomi al suo apice nei loro paraventi monumentali dove iris e onde sembrano vivere di vita propria.
Una presenza vivente nello spazio
Nel vostro soggiorno o nella vostra camera, un'opera realizzata con tarashikomi infonde un'energia diversa dal lavis. Non struttura lo spazio: lo respira. Questi quadri catturano la luce naturale in modo mutevole a seconda dell'ora, creando una compagnia silenziosa che evolve con la vostra giornata. Ideali per interni in stile giapponese, scandinavo o qualsiasi universo che valorizzi l'autenticità materiale.
Tre differenze tecniche che cambiano tutto
Il rapporto con il tempo e l'asciugatura
Il lavis europeo richiede pazienza. Ogni strato deve asciugare completamente prima di sovrapporne un altro, garantendo contorni netti e transizioni controllate. È una tecnica di sequenze temporali distinte.
Il tarashikomi giapponese, al contrario, lavora nell'umido. Tutto si svolge in pochi minuti, mentre la carta rimane imbevuta d'acqua. È una tecnica di sincronia e reattività, dove il tempismo diventa tanto cruciale quanto il gesto.
L'intenzione estetica
Con il lavis, l'artista cerca di rappresentare fedelmente: volumi, prospettive, anatomie. Anche nell'astrazione contemporanea, si percepisce questa volontà di comporre, di equilibrare, di dirigere lo sguardo secondo un percorso visivo pensato.
Il tarashikomi privilegia evocazione e suggestione. Un petalo di peonia non viene descritto nei minimi dettagli, ma catturato nella sua essenza vitale. Questo approccio risuona particolarmente oggi, nell'epoca in cui si cercano interni rilassanti, lontani dalla saturazione visiva.
Il supporto e i materiali
Il lavis europeo si adatta a vari tipi di carta, talvolta leggermente testurizzata. Si utilizza tradizionalmente inchiostro di china, seppia o acquerello monocromatico.
Il tarashikomi richiede carte giapponesi specifiche come il washi, con una grana particolare che trattiene l'acqua in modo diverso. I pigmenti minerali tradizionali (iwa-enogu) hanno una densità che favorisce questi effetti di sedimentazione caratteristici. Questa esigenza materiale fa parte integrante dell'estetica finale.
Come riconoscere ogni tecnica in una galleria
Se passeggiate in una mostra o sfogliate una collezione online. Come identificare istantaneamente questi due approcci?
Un lavis presenta generalmente sfumature lisce e progressive, con contorni relativamente controllati anche nelle zone sfocate. I valori tonali sono chiaramente gerarchizzati dal più chiaro al più scuro. L'insieme trasmette un'impressione di calma costruita, quasi architettonica.
Un tarashikomi si riconosce per le sue bordi organici, queste aureole caratteristiche dove due pigmenti si sono incontrati. Si osservano spesso concentrazioni casuali di colore, zone in cui la materia si è accumulata naturalmente. L'occhio percepisce immediatamente che qualcosa di imprevedibile è successo, anche se l'insieme rimane armonioso.
Questa distinzione non è marginale: influenza radicalmente l'atmosfera che un quadro creerà in voi. Il lavis stabilizza, ordina, calma attraverso la struttura. Il tarashikomi vivifica, respira, calma attraverso l'accettazione dell'impermanenza.
Quando scegliere uno o l'altro per il vostro interno
In un ufficio o uno spazio di lavoro, il lavis europeo funziona meravigliosamente. La sua chiarezza compositiva sostiene la concentrazione senza distrarre. Un paesaggio monocromatico a lavis dietro lo schermo crea una profondità visiva rilassante.
Per una camera o uno spazio meditativo, il tarashikomi porta questa qualità di presenza dolce e mutevole. Le sue variazioni sottili a seconda della luce del giorno accompagnano i vostri ritmi biologici senza imporre una lettura univoca.
In un soggiorno eclettico, potete anche giocare sul dialogo tra i due. Un grande tarashikomi floreale come punto focale, equilibrato da piccoli lavis incorniciati che strutturano visivamente lo spazio intorno. Questa conversazione Est-Ovest crea una profondità culturale affascinante.
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La differenza diventa ispirazione
Comprendere la frontiera tra lavis europeo e tarashikomi giapponese, significa offrirsi uno sguardo nuovo sulle opere che attraversano la vostra vita. Non si tratta più di una semplice questione di « mi piace » o « non mi piace », ma di una capacità di percepire le intenzioni, i gesti, le filosofie che abitano un quadro.
Domani, scegliendo un'opera, saprete se cercate la struttura rasserenante del lavis o la vitalità organica del tarashikomi. Capirete perché alcuni pezzi risuonano immediatamente con il vostro spazio mentre altri, per quanto belli, sembrano fuori luogo.
Questa conoscenza non vi allontana dall'emozione: la affina, la rende più consapevole. E in un mondo saturo di immagini, sapere esattamente cosa vi colpisce diventa un lusso inestimabile.
Domande frequenti sul lavis e sul tarashikomi
Si possono combinare lavis e tarashikomi in un'unica opera?
Assolutamente sì, e alcuni artisti contemporanei creano dialoghi meravigliosi tra queste due tecniche. Si può ad esempio strutturare una composizione con il lavis, poi introdurre accidenti controllati di tarashikomi in alcune zone per creare punti di interesse organico. Questa ibridazione richiede una buona padronanza tecnica, ma offre risultati visivamente ricchi che combinano ordine e spontaneità. Nel vostro interno, queste opere miste funzionano particolarmente bene come opere di transizione tra diversi universi decorativi. Permettono di collegare spazi con estetiche diverse con fluidità.
Il tarashikomi funziona solo con soggetti tradizionali giapponesi?
Assolutamente no! Sebbene il tarashikomi abbia origini nella pittura di paraventi floreali e paesaggi nipponici, la tecnica stessa è universale. Artisti contemporanei la applicano a soggetti astratti, ritratti stilizzati, anche composizioni geometriche. Ciò che conta è l'estetica dell'imprevisto e queste bordure organiche caratteristiche. Potete tranquillamente integrare un tarashikomi astratto con tonalità neutre in un interno scandinavo o mediterraneo. La tecnica trascende il soggetto: è la sua energia visiva che conta, non necessariamente la sua tematica culturale di origine.
Come si cura un quadro realizzato con queste tecniche?
Le opere a lavis e tarashikomi condividono la stessa fragilità dell'acquerello: temono l'umidità diretta e la luce solare intensa. Incornizzatele sotto vetro con una cornice con passe-partout per evitare che la carta tocchi il vetro, il che potrebbe creare condensa. Evitate di appenderle di fronte a una finestra esposta a sud; preferite le pareti perpendicolari alle fonti di luce naturale. Una delicata pulizia del telaio è sufficiente per la manutenzione quotidiana. Se possedete un pezzo di valore, consultate un restauratore specializzato ogni dieci anni per verificare lo stato della carta. Queste semplici precauzioni garantiscono che la vostra opera attraversi decenni preservando le sue sfumature sottili.











