La 19ª edizione della Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, diretta dall'architetto-ingegnere Carlo Ratti, si appresta a ridefinire i codici del settore con il tema « Natura Intelligente ». Di fronte a un settore responsabile del 40% delle emissioni mondiali di CO₂, l'evento del 2025 vuole andare oltre la semplice sostenibilità per imporre un'architettura che « dà più di quanto prende ».
L'architettura rigenerativa non è più un'opzione, è una necessità esistenziale. Affidando le redini di questa 19ª edizione a Carlo Ratti, fondatore del Senseable City Lab al MIT, La Biennale di Venezia invia un segnale inequivocabile: il momento non è più di mezze misure. Con un settore delle costruzioni che assorbe il 50% delle risorse naturali mondiali e produce il 30% dei nostri rifiuti, l'urgenza impone una revisione radicale delle nostre pratiche.
Tuttavia, la visione sostenuta da Ratti rifiuta il catastrofismo sterile. Il suo concetto « Natura Intelligente » propone un audace riavvicinamento tra tecnologia all'avanguardia e saggezza millenaria della natura. Addio all'idea di « fare meno danni »: ora, gli edifici devono diventare organismi viventi capaci di catturare il carbonio, di rigenerarsi e di migliorare il loro ecosistema. Il biomimetismo, i materiali biosourcati e l'intelligenza artificiale al servizio dell'ottimizzazione energetica non sono più curiosità sperimentali ma le fondamenta di una nuova grammatica architettonica.
Questa metamorfosi concettuale arriva a proposito. Per rispettare l'Accordo di Parigi, il settore deve ridurre le emissioni del 50% entro il 2030 e raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Una sfida titanica che richiede di privilegiare la riqualificazione dell'esistente piuttosto che la costruzione ex novo, di adottare l'economia circolare e di pensare alla resilienza di fronte agli eventi climatici estremi. I più di 60 padiglioni nazionali previsti ai Giardini e all'Arsenale dovranno così dimostrare che queste ambizioni trascendono i confini culturali.
In realtà, Ratti incarna perfettamente questa sintesi tra innovazione e responsabilità. I suoi lavori sulla « città sensibile », dove sensori e dati trasformano l'ambiente urbano, o le sue ricerche sui materiali auto-riparanti, illustrano un approccio in cui la tecnologia amplifica le capacità della natura senza cercare di sostituirla. Questa filosofia dell'architettura open-source, collaborativa e smontabile, potrebbe definire il prossimo decennio della disciplina.
La Biennale 2025 non sarà quindi solo una semplice esposizione: si presenta come un laboratorio a cielo aperto, un manifesto costruito che interroga la nostra capacità collettiva di trasformare la costrizione climatica in opportunità creativa. Dopo l'edizione del 2023 di Lesley Lokko sulla decolonizzazione e quella del 2021 sull'abitazione post-pandemia, Venezia conferma il suo ruolo di indicatore delle trasformazioni dell'architettura mondiale. Resta da vedere se le decine di migliaia di visitatori attesi partiranno con convinzioni abbastanza solide da far pendere il settore verso l'era della rigenerazione.
Fonti: La Biennale di Venezia (labiennale.org), MIT Senseable City Lab, ArchDaily









